Il discorso del re

Il discorso del re

E’ la fine. La fine di mio padre, morente sul suo letto. “che i miei figli abbiano paura di me come io en ho avuta di mio pade!”, diceva. Mi spronava, a suon di grida contro di me, contro le mie limitazioni fisiche, un combattenete contro i miei limiti, così mi voleva.

E’ la fine. La fine di mio fratello. Aveva tutto. Tutto quello che un inglese possa desiderare, Capo della Chiesa d’Inghilterra, Imperatore, reggente per volere di Dio. Un desiderato uomo per le donne. Ha scelto la propria inclinazione: amava una donna, …be’ ha molato tutto e l’ha seguita. Ha mollato l’impero, il regno, ha mollato me be-be-be-be-rtyyy. Mi chiamava così be-be-be… Ho provato a faro ragionare “ah! ecco cos’è” mi rispose “il fratello che desidera il trono d’Inghilterra!” A causa dei miei limiti non son riuscito a proferir parola. Bloccato dentro me stesso.

E’ la fine. Adesso sta a me i popoli dell’impero mi guardano cercano uno da seguire, dal quale si possa esser assicurarti che combatterà per loro, per la loro vita, contro il nemico Nazista.

C’è bisogno che si segua, che si cambi, che si vincano i nostri limiti, per salvare la vita, per esser uomini-uomini.

Mi tocca seguire uno che è antipatico, scontroso, pieno di sé. Perché seguirlo? Perchè da lui, ne sono certo, dipende la riuscita. Di pi di quanto mi potrei apsettare se non lo seguissi.

Ne vale della riuscita della mia vita.

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