Aggiornamento articolo: “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”


Aggiornamento dell’articolo: “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore“.

Stavo riascoltando queste determinanti quanto bellissime parole di Stefano Alberto (alias Don Pino). Pronunciate per il XXXI° Meeting di Rimini dal titolo “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”, il 24 agosto 2010.
Ed avendone trovato la trascrizione, ad opera del Centro Culturale di Milano, ne ho riportato il contenuto in questo articolo.

VIDEO

TRASCRIZIONE
(versione PDF)

Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore, di Stefano Alberto.

«Una bellezza nuova, un nuovo dolore, un nuovo bene di cui presto ci si sazi, per meglio assaporare il vino di un male nuovo, una nuova vita, un infinito di vite nuove, ecco quello di cui ho bisogno, signori: semplicemente questo e nulla di più. Ah, come colmarlo questo abisso della vita? Che fare? Perché il desiderio è sempre lì, più forte, più folle che mai. È come un incendio marino che avventi la sua fiamma nel più profondo del nero nulla universale! È un desiderio di abbracciare le infinite possibilità!» (O. Milosz, Miguel Mañara, Milano 1998). Al grido di Miguel Mañara, che abbiamo ascoltato l’anno scorso qui al Meeting, ha fatto eco due sere fa quello del Caligola di Camus nel suo dialogo col fido Elicone: «Ma io non sono folle e non sono mai stato così ragionevole come ora, semplicemente mi sono sentito all’improvviso un bisogno d’impossibile. Le cose così come sono non mi sembrano soddisfacenti… Ora so. Questo mondo così come è fatto non è sopportabile. Ho dunque bisogno della luna, o della felicità, o dell’immortalità, insomma di qualche cosa che sia forse insensato, ma che non sia di questo mondo». Camus stesso riprende l’apparente paradosso nell’affermazione, cara al ’68 francese: «Soyez réalistes, demandez l’impossible». Continua a leggere

Il discorso del re


Il discorso del re

E’ la fine. La fine di mio padre, morente sul suo letto. “che i miei figli abbiano paura di me come io en ho avuta di mio pade!”, diceva. Mi spronava, a suon di grida contro di me, contro le mie limitazioni fisiche, un combattenete contro i miei limiti, così mi voleva.

E’ la fine. La fine di mio fratello. Aveva tutto. Tutto quello che un inglese possa desiderare, Capo della Chiesa d’Inghilterra, Imperatore, reggente per volere di Dio. Un desiderato uomo per le donne. Ha scelto la propria inclinazione: amava una donna, …be’ ha molato tutto e l’ha seguita. Ha mollato l’impero, il regno, ha mollato me be-be-be-be-rtyyy. Mi chiamava così be-be-be… Ho provato a faro ragionare “ah! ecco cos’è” mi rispose “il fratello che desidera il trono d’Inghilterra!” A causa dei miei limiti non son riuscito a proferir parola. Bloccato dentro me stesso.

E’ la fine. Adesso sta a me i popoli dell’impero mi guardano cercano uno da seguire, dal quale si possa esser assicurarti che combatterà per loro, per la loro vita, contro il nemico Nazista.

C’è bisogno che si segua, che si cambi, che si vincano i nostri limiti, per salvare la vita, per esser uomini-uomini.

Mi tocca seguire uno che è antipatico, scontroso, pieno di sé. Perché seguirlo? Perchè da lui, ne sono certo, dipende la riuscita. Di pi di quanto mi potrei apsettare se non lo seguissi.

Ne vale della riuscita della mia vita.

Con ordine


Direttore d'orchestra

A messa inizia il canto. Tutti cantano: anziana signora a destra canta, giovane scapestrato penitente canta sulla sinistra, innanzi a me canta il prete, dietro al prete vi è un’altra anziana signora che canta.

Tutti con devozione. Taluni più intonati talaltri meno. Tutti tengono il ritmo, il proprio.

E’ qui che sta il problema: si è intonati, si ha un ritmo costante che si segue. Ma se non c’è chi tiene l ritmo, colui che da il ritmo a tutti, chi segna l’incedere, per tutti uguale. Allora ognuno seguirà il proprio.

Insomma, se non c’è nessuno da seguire sarà un gran cozzare di note. E ciò che è iniziato come ringraziamento al Mistero, diviene confusione e caos se non v’è qualcuno da seguire.

Anche nel canto.

L’incontro. Il vangelo d’oggi. Il vangelo oggi.


Il metodo Cristiano è l’incontro: il Mistero fatto carne, ho incontrato il Mistero. Così come lo si può dire di un incontro fra persone, l’eccezionalità di un incontro, di quell’Incontro.

La commozione dell’ultimo, personale, incontro.

Il cristianesimo è la più eccezionale rete di familiarità con il Mistero qui ora presente, grazie a 2011 anni d’incontri.

g. D. v. h.

Padre Aldo Trento: Te Deum


Nota per la lettura: le parti in grassetto sono mie, al fine di una maggiore fruibilità nella lettura.

TE DEUM
Canterò  eternamente la Tua misericordia, oh Signore”.
Guardando quest’anno che mi è stato donato, come tutti i 64 anni che appartengono già alla mia storia, una storia piena di miserie, di fragilità e di grazia, queste parole del salmista escono, quasi come un singhiozzo di allegria, dal mio cuore.
Quando mi ordinarono sacerdote, guardando la mia debolezza, la mia disubbidienza, la mia incapacità intellettuale, misi nel santino, ricordo, la frase di San Francesco di Assisi: “Accettami come sono  e fammi come vuoi.”
Quando compii i 25 anni di sacerdozio quasi 15 anni fa, lasciai agli amici come ricordo: “Canterò eternamente la Tua misericordia, Signore”
Che cosa c’è di più commovente, di più umano, alla fine di ogni anno, come di ogni giorno, riconoscere che la misericordia del Signore non solo è eterna, ma forma la ragione stessa del mio essere, del mio esistere! Che cosa ci può essere di più bello alla fine di questo anno, pieno di fragilità, di miserie, che il poter riconoscere come San Paolo “Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia!” Che grazia, Dio mio, riconoscere che sono peccatore, riconoscere che ti facesti, Dio mio, uomo grazie ai miei peccati; riconoscere che se io fossi stato un essere coerente, perfetto, onesto, buono, carico di valori, Tu, oh Dio mio, non ti saresti fatto carne per me e per i miei fratelli peccatori!
Che stupore, Signore, vederti scendere dal cielo e prendere la mia carne, il mio sangue, i miei peccati, per mostrarmi quanto io sia peccatore ai tuoi occhi, quanto grande è la Tua stima per me, perché io sono Tuo, come ci ricorda il profeta Isaia! Che dolore Oh Gesù, mi provocano quegli uomini che per eliminarti della propria storia, si affannano a costruire sistemi perfetti per annullare la Tua presenza nel mondo dei peccatori!
Che angoscia, oh Gesù, provo giorno dopo giorno, quando i miei fratelli, perfino sacerdoti come me, preoccupati di proporre una morale, un’etica, un compromesso sociale, convinti che questo è il cristianesimo, dimenticano che il cristianesimo sei Tu, oh Gesù, presente oggi tra e con noi!
Perché, oh Gesù, abbiamo vergogna di Te, la Chiesa ha vergogna di Te? Perché, oh Gesù, non prendiamo sul serio le reiterate parole del Santo Padre che invitano alla conversione, conversione che significa dire “Tu oh Cristo mio”?
Perché, come abbiamo ascoltato in questi giorni dalla bocca di chi “governa” questo paese, non riconosciamo che non stiamo ormai nell’Antico Testamento aspettando il Messia, il mondo nuovo, ma che il mondo nuovo è un fatto, un Presente? Perché non riconoscere la Tua Presenza che agisce oggi nella Chiesa, casta meretrice, nei tratti di migliaia e migliaia di persone che sono il segno vivo della Tua Presenza?
La cristianità non è qualcosa che comincia ora, come ideologicamente afferma una certa teologia della liberazione nel nostro paese perché finalmente ha raggiunto il potere, ma da 2000 anni è un Fatto Presente.
Il bambino non deve nascere, è nato, nasce ogni momento nella santità di chi ti riconosce, oh Cristo, come la ragione ultima della vita, il fine ultimo dell’esistenza.
Per questo motivo in questo fine d’anno il mio cuore e quello di molti amici, gli amici di Gesù, come definisce il Papa i cristiani, vogliamo ringraziarti perché a causa dei nostri peccati ti sei fatto carne per me e per ogni uomo.
Oh Gesù, ti prego affinché finisca in me ed in tutti lo scandalo per le nostre miserie, finisca in noi la mania dei valori, l’orgoglio di essere i primi della classe e di essere i protagonisti, senza Te, dell’utopia di un mondo migliore.
Oh Gesù, ti prego affinché la Tua grazia mi illumini, ci illumini per prendere coscienza che l’ideale per il quale vivere non è la coerenza ma l’appartenenza a Te, come un bambino appartiene ai suoi genitori e in questo modo cresce felice.
Questo anno è stato grande perché grande è stata l’esperienza della Tua infinita misericordia che nella confessione settimanale o più volte nella settimana, diventò palpabile, visibile, riempiendomi di gioia.
Signore “Io non sono degno che Tu entri nella mia casa, ma basta una tua parola e la mia anima sarà guarita.”
Per questo motivo le parole che più mi hanno commosso durante quest’anno sono state quelle del sacerdote che spesso tracciando su me il segno della croce mi diceva: “Io ti assolvo dai tuoi peccati, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Amen.” Te Deum laudámus: te Dóminum confitémur… In te, Dómine, sperávi: non confúndar in ætérnum”.

Padre Aldo Trento

L’integralista Odifreddi


Piergiorgio Odifreddi

Stavolta mi tocca fare i complimenti ad un altro articolo: Odifreddi -parte 1. Articolo nel quale si mostra come il logico matematico commetta errori grossolani nell’utilizzo della logica, di come Odifreddi sia rimasto accecato dalle sue stesse affermazioni sino ad arrivare ad essere un «integralista religioso, integralisti che lui stesso critica».

Dissertazioni affato partigiane, lineari semplici nei loro passaggi fino ad essere un pizzico commoventi.

Vi lascio alla piacevole lettura di Odifreddi -parte 1.